giovedì 27 dicembre 2007

LE FORME I SIMBOLI E GLI STAMPINI DA SPIAGGIA.
Sono un tipo curioso, e sono per il FARE più che per il PARLARE comunque cerco di continuo il confronto e di capire le motivazioni degli uni e degli altri e sono sempre pronto a ricredermi e a tornare sui miei passi, ma da alcuni anni, ho preso una posizione critica nei riguardi di tutti coloro che si piangono addosso e bla bla….. non c’è più spazio per l’architettura, bla bla..... non c’è più una committenza, bla bla...... il pubblico il privato……..e via a spellarsi le mani a questo o a quel congresso compiacendosi di trovare tanta gente che come loro è alla ricerca delle ragioni (mal comune mezzo gaudio) dell’incapacità di trovare una committenza che gli consenta di esprimere le loro professionalità.






Intanto dovremmo stabilire cosa si intende per buona architettura, forse il diligente compitino copiato, dell’architetto trendy, che slegato dal luogo, usa gli stampini come sulla spiaggia cercando di emulare (siamo ormai al manierismo del manierismo) forme e stili già noti ma realizzati in un contesto critico diverso?.... oppure pensare di evangelizzare il grande pubblico neofita, cercando di imporre la propria architettura come unica verità. Penso che si dovrebbe spostare l’asse della discussione generale su un piano diverso, intanto stabiliamo che, esistono in natura dei bravi architetti ma nella categoria professionale come in altre, coabitano anche dei benemeriti ASINI, i quali non hanno mai progettato neanche la veranda semi-abusiva dell’amico, ma cercano di spiegare ad altri come farla, oppure si sono cimentati in opere di maggior rilievo ottenendo risultati mediocri, forse non rendendosi conto che il solo fatto di essere architetti, non li obbliga a costruire il mondo e probabilmente il mondo può fare a meno della loro opera.
Sicuramente il panorama normativo e vincolistico di qualsiasi rango adottato dalle nostre amministrazioni che ha imposto in fase di redazione dei piani, (di tutti i piani: regolatori paesaggistici, di recupero etc. etc.) l’assioma quasi ideologico per cui architettura = speculazione = cementificazione, non ci rende la vita facile nel confronto con le stesse, ma a volte manca proprio il coraggio e la voglia di trovare la crepa nella norma che ci permetta di ottenere il massimo dal nostro progetto. Mi piacerebbe dibattere con chi è interessato o con chi si è sentito tirato per la giacca, di architettura possibile e di architettura impossibile.

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