vorrei porre all'attenzione una serie di discriminanti vivendo in Sicilia da oltre venti anni pur non essendo originario del luogo, mi corre l'obbligo di valutare dal mio punto di vista la questione dibattuta in questi ultimi tempi sui cosidetti standard di spesa, vengo al fatto, in linea di principio sarei favorevole all'adeguamento degli stessi e perchè no, anche degli stipendi in base al costo della vita riferito alle varie aree geografiche del paese, ma, a condizione che il parametro di valutazione si estendesse a vari aspetti della vita di tutti i giorni ad esempio, oltre al paniere virtuale istat si potrebbero utilizzare altri parametri:
1) quanti mezzi pubblici sono al servizio dei cittadini in proporzioneagli abitanti;
2) quante università di eccellenza, scuole, asili nido e della prima infanzia sono disponibili in proporzione al numero di abitanti;
3) quanti parchi, teatri, centri sportivi, parcheggi;
4) quante strade, autostrade, stazioni ferroviarie, areoporti,porti,"ponti",
5) che tipi di servizi offre l'amministrazione locale, pulizia,
manutenzione delle strade, pulizia delle spiagge, illuminazione
pubblica, reti, consultori;
6) fiere canpionarie o settoriali, tanto utili allo sviluppo di un
turismo d'affari destagionalizzato;
Potrei proseguire per ore nella elencazione delle carenze rispetto alle grandi e ricche comunità del centro nord, mi fermo solo per non farla lunga su cose che conosciamo benissimo, a queste condizioni di valutazione, gli abitanti della Sicilia e di tutto il meridione sarebbero ben disposti a rivedere il rapporto fra stipendi e costo della vita, e perchè no, anche la gabbia fiscale visto che per operare al sud per un'impresa o per un libero professionista, alla gia alta tassazione si aggiungono tutte le spese sopraelencate, per quantificare il livello degli stipendi e la conseguente pressione fiscale, non occorre stilare nuovi parametri, è sufficente utilizzare le classificazioni che ogni anno ci vengono propinate dall'organo ufficiale di confindustria "il sole 24 ore" che mette in luce per utilizzi impropri la scarsa qualità della vita delle città meridionali.
la proporzionalità tra la gabbia salariale / fiscale, dovrebbe essere direttamente proporzionale alla qualità della vita, sai che ridere per le casse dello Stato/regioni/provincie/comuni, certo con l'applicazione di questo metodo si otterrebbe un dissesto finanziario per tutti quei comuni che a parità di prelievo non hanno fornito i cittadini di quei servizi che ci qualificano come società avanzate, ma (vedi concorrenza) l'abbassamento proporzionale del prelievo fiscale e degli stipendi sul territorio (vedi federalismo fiscale) attrarrebbe imprese da altre aree geografiche europee (vedi zone franche), aumentando la base dei contribuenti e permettendo ai comuni gradualmente di aumentare i servizi nel tempo e di conseguenza riallineare gli stipendi ed il prelievo fiscale agli standard delle altre regioni più organizzate (vedi risoluzione della questione meridionale) a parità di servizi parità di prelievo e di reddito. al principio di "chi più ha più deve versare all'erario", al principio di "chi più inquina più paga" aggiungerei il principio di "bassa qualità della vita basso prelievo fiscale".
in conclusione cercasi amministratori capaci per l'ammodernamento delle città del centro sud.
martedì 23 novembre 2010
lunedì 7 giugno 2010
progettazione e progetto low cost, rinnovare casa?
Si moltiplicano i siti di progettazione on line e a basso costo, alcuni ben organizzati e strutturati come www.riprogettacasa.com o www.progettolowcost.it altri più pubblicizzati e sicuramente rivolti ad un pubblico femminile come www.interior-relooking.it. Finalmente la democraticità di internet entra nel settore della piccola progettazione, un'ambito sino ad oggi gestito in maniera autodidatta dalla pluralità dei committenti che con mezzi propri, attraverso l'acquisto di riviste specializzate di settore hanno rinnovato ambienti domestici con le soluzioni più disparate.
L'utilizzo ella rete e di siti che propongono a basso costo progetti per modificare o dividere con una nuova distribuzione interna gli ambienti della casa o dell'ufficio, fa il paio con quello che sino ad oggi è stato dispensato da riviste specializzate di settore dove con costi contenuti si può gia ottenere soluzioni di arredo o distributive degli spazi interni o esterni con elabati grafici chiari ed intuitivi. Ci auguramo che questa rivoluzione culturale dia la possibilità a giovani professionisti di emergere avvicinando la committenza finale alle professionalità che esistono, abbattendo quel muro di diffidenza e di stereotipi che non ha reso facile l'approccio tra le parti.
L'utilizzo ella rete e di siti che propongono a basso costo progetti per modificare o dividere con una nuova distribuzione interna gli ambienti della casa o dell'ufficio, fa il paio con quello che sino ad oggi è stato dispensato da riviste specializzate di settore dove con costi contenuti si può gia ottenere soluzioni di arredo o distributive degli spazi interni o esterni con elabati grafici chiari ed intuitivi. Ci auguramo che questa rivoluzione culturale dia la possibilità a giovani professionisti di emergere avvicinando la committenza finale alle professionalità che esistono, abbattendo quel muro di diffidenza e di stereotipi che non ha reso facile l'approccio tra le parti.
martedì 5 febbraio 2008
PARCHEGGI SCAMBIATORI
PARCHEGGI SCAMBIATORI
UNA BUONA IDEA GESTITA MALE!!!!
Siamo alle solite, continuiamo a pensare che si possano cambiare le abitudini della "gente" obbligandola con metodi costrittivi a comportarsi in maniera opposta alle proprie abitudini radicate nel tempo.
Prendiamo per fare un esempio la brillante idea di alcuni amministratori che hanno pensato di importare delle soluzioni come quella delle piste ciclabili, in città dove per cultura e per orografia del territorio sono impraticabili, è chiaro a tutti che in alcune aree geografiche dove le città si sono sviluppate su acclivi più o meno ripidi sia impensabile obbligare i cittadini all'utilizzo di un mezzo come la bicicletta per muoversi, ( a meno che non siano tutti dei Pantani) nonostante questa difficoltà di poco conto, continuano ad investire denaro pubblico considerando tutti i cittadini come abitanti della valle padana o della verde Olanda.
Ma veniamo al parcheggio scambiatore, l'idea sarebbe quella di consentire (non imporre) ai cittadini di evitare l'utilizzo della propria autovettura perlomeno all'interno dei centri storici o delle mura della città, bene, e cosa fa un'amministrazione che per decenni non è stata capace di pensare un servizio di trasporto pubblico efficiente e ha obbligato i cittadini a congestionare le città perchè non vi era alternativa? crea il PARCHEGGIO SCAMBIATORE, UN NON LUOGO, dove, in una distesa di asfalto o pavimentazione autobloccate, una mamma dovrebbe lasciare sotto il sole (in alcune aree 40° all'ombra) o sotto la pioggia, il proprio figlio in attesa di una navetta (a pagamento) che nella maggior parte dei casi ritarderà, oppure, immaginate la commessa, il dipendente di un ufficio o il dipendente pubblico che preferisce lasciare il proprio mezzo in questo deserto (a pagamento) senza nessuna garanzia di ritrovarlo, per attendere la navetta che anche in questo caso potrebbe non sopraggiungere in tempo utile.
Indovinate a fronte di questo sacrificio quale è la nobile finalità dell'amministrazione? voi penserete: ridurre l'inquinamento che soffoca i nostri centri storici, NO! ridurre il traffico rendendo più fruibile la città, NO! migliorare la qualità della vita ai cittadini, NO! niente di tutto questo, lo scopo è quello di far cassa, ESATTO.
facciamo un po di luce sui fatti.
per agevolare un nuovo stile di vita nella "gente" sarebbe opportuno dimostrare che una cosa è meglio dell'altra, quindi l'ipotesi più plausibile sarebbe quella di invogliare a cambiare.
Prendiamo ad esempio una città del sud, servizi pubblici ZERO ordine ZERO pulizia ZERO ma, la "gente" ha delle piccole abitudini che bisogna saper leggere.
Cosa fa la commessa o il dipendente o la mamma la mattina quando si immerge nel traffico? sicuramente impreca o cerca scorciatoie per arrivare prima, si innervosisce ed il suo comportamento nei riguardi del prossimo si inacidisce, MA.... non gli togleremo mai l'abitudine di fermarsi anche solo per cinque minuti al BAR a scambiare due chiacchere, a prendersi un caffè o a leggere qualche titolo di giornale. allora se sappiamo decifrare i comportamenti, perchè anzichè progettare UN NON LUOGO a pagamento per rimpinguare le casse dissestate di qualche comune, non offriamo in concessione con la formula del project financing a qualche imprenditore la costruzione e gestione di UN LUOGO DI AGGREGAZIONE, dove oltre a parcheggiare si possano fornire servizi BAR, SALE D'ASPETTO, EDICOLE, come in un'areoporto dove la mamma lasci di buon grado suo figlio e l'operaio o la commessa si incontrino bevano un caffè, dove il commercialista legga il giornale e scabbi due chiacchere con il barista, tutti in attesa della navetta GRATUITA, magari elettrica che si ricarica grazie ai pannelli fotovoltaici posti sulla copertura dell'edificio servizi e il tutto con il soddisfacimento di tutti e tre gli attori, I'amministrazione, il cittadino e l'imprenditore.
Allora si che dopo qualche anno avendo dimostrato che il sistema è efficiente e che soddisfa la richiesta delle esigenze dei cittadini si potrebbe chiedere un piccolo contributo in termini monetari alla collettività, perchè a quel punto la "gente" avrebbe incluso nelle proprie abitudini un luogo di aggregazione dove è piacevole fermarsi e magari accettare di buon grado il pagamento di un pedaggio.
UNA BUONA IDEA GESTITA MALE!!!!
Siamo alle solite, continuiamo a pensare che si possano cambiare le abitudini della "gente" obbligandola con metodi costrittivi a comportarsi in maniera opposta alle proprie abitudini radicate nel tempo.
Prendiamo per fare un esempio la brillante idea di alcuni amministratori che hanno pensato di importare delle soluzioni come quella delle piste ciclabili, in città dove per cultura e per orografia del territorio sono impraticabili, è chiaro a tutti che in alcune aree geografiche dove le città si sono sviluppate su acclivi più o meno ripidi sia impensabile obbligare i cittadini all'utilizzo di un mezzo come la bicicletta per muoversi, ( a meno che non siano tutti dei Pantani) nonostante questa difficoltà di poco conto, continuano ad investire denaro pubblico considerando tutti i cittadini come abitanti della valle padana o della verde Olanda.
Ma veniamo al parcheggio scambiatore, l'idea sarebbe quella di consentire (non imporre) ai cittadini di evitare l'utilizzo della propria autovettura perlomeno all'interno dei centri storici o delle mura della città, bene, e cosa fa un'amministrazione che per decenni non è stata capace di pensare un servizio di trasporto pubblico efficiente e ha obbligato i cittadini a congestionare le città perchè non vi era alternativa? crea il PARCHEGGIO SCAMBIATORE, UN NON LUOGO, dove, in una distesa di asfalto o pavimentazione autobloccate, una mamma dovrebbe lasciare sotto il sole (in alcune aree 40° all'ombra) o sotto la pioggia, il proprio figlio in attesa di una navetta (a pagamento) che nella maggior parte dei casi ritarderà, oppure, immaginate la commessa, il dipendente di un ufficio o il dipendente pubblico che preferisce lasciare il proprio mezzo in questo deserto (a pagamento) senza nessuna garanzia di ritrovarlo, per attendere la navetta che anche in questo caso potrebbe non sopraggiungere in tempo utile.
Indovinate a fronte di questo sacrificio quale è la nobile finalità dell'amministrazione? voi penserete: ridurre l'inquinamento che soffoca i nostri centri storici, NO! ridurre il traffico rendendo più fruibile la città, NO! migliorare la qualità della vita ai cittadini, NO! niente di tutto questo, lo scopo è quello di far cassa, ESATTO.
facciamo un po di luce sui fatti.
per agevolare un nuovo stile di vita nella "gente" sarebbe opportuno dimostrare che una cosa è meglio dell'altra, quindi l'ipotesi più plausibile sarebbe quella di invogliare a cambiare.Prendiamo ad esempio una città del sud, servizi pubblici ZERO ordine ZERO pulizia ZERO ma, la "gente" ha delle piccole abitudini che bisogna saper leggere.
Cosa fa la commessa o il dipendente o la mamma la mattina quando si immerge nel traffico? sicuramente impreca o cerca scorciatoie per arrivare prima, si innervosisce ed il suo comportamento nei riguardi del prossimo si inacidisce, MA.... non gli togleremo mai l'abitudine di fermarsi anche solo per cinque minuti al BAR a scambiare due chiacchere, a prendersi un caffè o a leggere qualche titolo di giornale. allora se sappiamo decifrare i comportamenti, perchè anzichè progettare UN NON LUOGO a pagamento per rimpinguare le casse dissestate di qualche comune, non offriamo in concessione con la formula del project financing a qualche imprenditore la costruzione e gestione di UN LUOGO DI AGGREGAZIONE, dove oltre a parcheggiare si possano fornire servizi BAR, SALE D'ASPETTO, EDICOLE, come in un'areoporto dove la mamma lasci di buon grado suo figlio e l'operaio o la commessa si incontrino bevano un caffè, dove il commercialista legga il giornale e scabbi due chiacchere con il barista, tutti in attesa della navetta GRATUITA, magari elettrica che si ricarica grazie ai pannelli fotovoltaici posti sulla copertura dell'edificio servizi e il tutto con il soddisfacimento di tutti e tre gli attori, I'amministrazione, il cittadino e l'imprenditore.
Allora si che dopo qualche anno avendo dimostrato che il sistema è efficiente e che soddisfa la richiesta delle esigenze dei cittadini si potrebbe chiedere un piccolo contributo in termini monetari alla collettività, perchè a quel punto la "gente" avrebbe incluso nelle proprie abitudini un luogo di aggregazione dove è piacevole fermarsi e magari accettare di buon grado il pagamento di un pedaggio.
ciao
giovedì 27 dicembre 2007
LE FORME I SIMBOLI E GLI STAMPINI DA SPIAGGIA.
Sono un tipo curioso, e sono per il FARE più che per il PARLARE comunque cerco di continuo il confronto e di capire le motivazioni degli uni e degli altri e sono sempre pronto a ricredermi e a tornare sui miei passi, ma da alcuni anni, ho preso una posizione critica nei riguardi di tutti coloro che si piangono addosso e bla bla….. non c’è più spazio per l’architettura, bla bla..... non c’è più una committenza, bla bla...... il pubblico il privato……..e via a spellarsi le mani a questo o a quel congresso compiacendosi di trovare tanta gente che come loro è alla ricerca delle ragioni (mal comune mezzo gaudio) dell’incapacità di trovare una committenza che gli consenta di esprimere le loro professionalità.

Intanto dovremmo stabilire cosa si intende per buona architettura, forse il diligente compitino copiato, dell’architetto trendy, che slegato dal luogo, usa gli stampini come sulla spiaggia cercando di emulare (siamo ormai al manierismo del manierismo) forme e stili già noti ma realizzati in un contesto critico diverso?.... oppure pensare di evangelizzare il grande pubblico neofita, cercando di imporre la propria architettura come unica verità. Penso che si dovrebbe spostare l’asse della discussione generale su un piano diverso, intanto stabiliamo che, esistono in natura dei bravi architetti ma nella categoria professionale come in altre, coabitano anche dei benemeriti ASINI, i quali non hanno mai progettato neanche la veranda semi-abusiva dell’amico, ma cercano di spiegare ad altri come farla, oppure si sono cimentati in opere di maggior rilievo ottenendo risultati mediocri, forse non rendendosi conto che il solo fatto di essere architetti, non li obbliga a costruire il mondo e probabilmente il mondo può fare a meno della loro opera.
Sicuramente il panorama normativo e vincolistico di qualsiasi rango adottato dalle nostre amministrazioni che ha imposto in fase di redazione dei piani, (di tutti i piani: regolatori paesaggistici, di recupero etc. etc.) l’assioma quasi ideologico per cui architettura = speculazione = cementificazione, non ci rende la vita facile nel confronto con le stesse, ma a volte manca proprio il coraggio e la voglia di trovare la crepa nella norma che ci permetta di ottenere il massimo dal nostro progetto. Mi piacerebbe dibattere con chi è interessato o con chi si è sentito tirato per la giacca, di architettura possibile e di architettura impossibile.
Sono un tipo curioso, e sono per il FARE più che per il PARLARE comunque cerco di continuo il confronto e di capire le motivazioni degli uni e degli altri e sono sempre pronto a ricredermi e a tornare sui miei passi, ma da alcuni anni, ho preso una posizione critica nei riguardi di tutti coloro che si piangono addosso e bla bla….. non c’è più spazio per l’architettura, bla bla..... non c’è più una committenza, bla bla...... il pubblico il privato……..e via a spellarsi le mani a questo o a quel congresso compiacendosi di trovare tanta gente che come loro è alla ricerca delle ragioni (mal comune mezzo gaudio) dell’incapacità di trovare una committenza che gli consenta di esprimere le loro professionalità.

Intanto dovremmo stabilire cosa si intende per buona architettura, forse il diligente compitino copiato, dell’architetto trendy, che slegato dal luogo, usa gli stampini come sulla spiaggia cercando di emulare (siamo ormai al manierismo del manierismo) forme e stili già noti ma realizzati in un contesto critico diverso?.... oppure pensare di evangelizzare il grande pubblico neofita, cercando di imporre la propria architettura come unica verità. Penso che si dovrebbe spostare l’asse della discussione generale su un piano diverso, intanto stabiliamo che, esistono in natura dei bravi architetti ma nella categoria professionale come in altre, coabitano anche dei benemeriti ASINI, i quali non hanno mai progettato neanche la veranda semi-abusiva dell’amico, ma cercano di spiegare ad altri come farla, oppure si sono cimentati in opere di maggior rilievo ottenendo risultati mediocri, forse non rendendosi conto che il solo fatto di essere architetti, non li obbliga a costruire il mondo e probabilmente il mondo può fare a meno della loro opera.
Sicuramente il panorama normativo e vincolistico di qualsiasi rango adottato dalle nostre amministrazioni che ha imposto in fase di redazione dei piani, (di tutti i piani: regolatori paesaggistici, di recupero etc. etc.) l’assioma quasi ideologico per cui architettura = speculazione = cementificazione, non ci rende la vita facile nel confronto con le stesse, ma a volte manca proprio il coraggio e la voglia di trovare la crepa nella norma che ci permetta di ottenere il massimo dal nostro progetto. Mi piacerebbe dibattere con chi è interessato o con chi si è sentito tirato per la giacca, di architettura possibile e di architettura impossibile.
domenica 23 dicembre 2007
VINCOLI, VINCOLI, VINCOLI!!!
A chi afferma che è quasi impossibile oggi fare una buona Architettura in questa selva di normative, che comprimono e snaturano qualsiasi tentativo di sviluppare una un'idea progettuale per le città e allo stesso tempo abbia la capacità di rispondere sia in termine economico che qualitativo alle richieste della committenza, vorrei far notare che uno dei settori più vincolati del design come quello dell'autovettura, pur avendo vincoli spaziali e di volume e standard di sicurezza sempre più rigidi, dimostra anno dopo anno una capacità di innovazione stilistica e tecnologica.
ma facciamo luce sui fatti

A chi afferma che è quasi impossibile oggi fare una buona Architettura in questa selva di normative, che comprimono e snaturano qualsiasi tentativo di sviluppare una un'idea progettuale per le città e allo stesso tempo abbia la capacità di rispondere sia in termine economico che qualitativo alle richieste della committenza, vorrei far notare che uno dei settori più vincolati del design come quello dell'autovettura, pur avendo vincoli spaziali e di volume e standard di sicurezza sempre più rigidi, dimostra anno dopo anno una capacità di innovazione stilistica e tecnologica.
ma facciamo luce sui fatti

Certo, non necessariamente tutti i vincoli aiutano a migliorarsi, ad esempio nei centri storici di alcune città, “ZTO A” dove, ad un numero altissimo di edifici simili ma senza nessun valore storico, artistico e architettonico, il numero di autorizzazioni, obblighi, pareri, etc… non consente alla committenza di investire e perche no di speculare, per la scarsa convenienza economica l’alto rischio in termini di sicurezza dei cantieri, gli alti costi della logistica.Forse sarebbe il caso di stabilire una volta per tutte, quali sono gli edifici da vincolare, concedendo per gli altri un premio di cubatura (vedi corti, cortili interni e sottotetti) che giustifichi l’intervento del privato che pur mantenendo i paramenti esterni per il decoro urbano, (vedi antica commissione di pubblico ornato) giustificherebbe il suo intervento con il giusto rientro economico, questa mia utopia darebbe luogo alla pressante richiesta delle amministrazioni di riqualificare i centri storici, passando da un'amministrazione che tendenzialmente utilizza il sistema sanzionatorio o punitivo a quello premiale, per perseguire un risultato di pubblica utilità.
In una società libera lo stato non dovrebbe amministrare gli affari degli uomini. Dovrebbe amministrare la giustizia sugli uomini che conducono affari privati. Walter Lippmann
sabato 22 dicembre 2007
L'ARCHITETTURA CON IL MICROMETRO!!!!
In una ormai consolidata e diffusa tesi della dimensione minima degli spazi abitativi, figlia di motivazioni imprescindibili dell’immediato dopoguerra dove le proporzioni geometriche e la riduzione degli spazi vitali e funzionali, impediscono all’uomo di soddisfare i suoi bisogni basando tutto il processo della costruzione del luogo, solo sulla richiesta da parte di chi costruisce, “di bello ma a poco prezzo” (vale per il privato come per il pubblico), quando chi progetta cerca di ottenere un migliore comfort abitativo, di trasmettere nuove figure e soluzioni, il tutto avviene come di nascosto, quasi nella paura di dover giustificare sempre e comunque qualsiasi tentativo di arricchire e di ottimizzare le nostre scelte per un’architettura che non deve tener conto solo del profitto di chi la realizza, (anche se importante), ma anche delle necessità di chi la vive di assicurarsi in uno spazio più nobile, una pluralità di comportamenti, come i rapporti conviviali e la distensione. Una buona mano a questo stato di cose l’hanno data e la danno le amministrazioni pubbliche, preposte alla stesura e allo studio delle norme che stabiliscono e definiscono gli ambiti territoriali e gli spazi intesi come habitat o luoghi di aggregazione, vogliamo fare un esempio calzante? Su quali basi e su quali valori si ritiene che le aree destinate all’espansione edilizia nelle nostre città e nei nostri paesi, debbano essere sempre quelle marginali, nei luoghi più “sfigati” mi si passi il termine dove anche gli altri esseri viventi come gli animali o le piante non riescono a sopravvivere, vuoi per l’ubicazione, per l’esposizione agli agenti atmosferici, o per l’insalubrità dei luoghi, per quale motivo all’uomo deve essere negata la possibilità di vivere godendo di un buon paesaggio, di una buona esposizione e magari di uno spazio adeguato alle proprie esigenze, obbligandolo a dover cercare di aggirare i regolamenti per garantirsi un piccolo spazio in più in un sottotetto o magari rilegando le proprie funzioni sociali negli scantinati, prendiamo ad esempio l’edilizia convenzionata, destinata cioè alle classi sociali meno abbienti, stabilire con il micrometro, che se un modulo abitativo supera la superficie stabilita per legge non ha più le caratteristiche di edilizia popolare mi sembra un’aberrazione.
un po' di luce sui fatti
un po' di luce sui fatti
Sappiamo tutti che l’atteggiamento dei costruttori è quello di adeguare le superfici “sulla carta” per accedere ai benefici regionali o nazionali destinati all’edilizia convenzionata, mantenendo basso il costo di costruzione e di vendita, per poi rifarsi con la complicità dei futuri acquirenti, predisponendo spazi destinati ad altre funzioni, per il recupero di quelle superfici necessarie a far si che la casa possa favorire le emozioni di vita. Assodato che l’urbanistica non è una scienza, non aspiro a forme di architettura spontanea come nel passato, ma al ribaltamento dei valori che sono alla base delle norme urbanistiche, più che alla “conurbazione” in atto che ingloba piccoli centri rilegandoli al ruolo di nuove periferie, opterei per indirizzare la scelta del luogo dove fondare la propria casa, garantendo una qualità della vita migliore anche a discapito delle distanze fra il posto dove si lavora e quello dove si vive.
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proporzioni geometriche
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